Christian Rainer
Fogli / 4 dicembre 2013 – 15 febbraio 2014
Due / 2 Luglio – 20 Settembre 2014
Il silenzio e la lode / 6 marzo – 6 maggio 2015

Dall’inizio degli anni ‘90 inizia le sue prime produzioni artistiche coltivando parallelamente l’interesse per la musica. La sua ricerca concettuale e poetica si è andata evolvendo verso inedite scoperte della natura sino alla quasi totale scomparsa delle figure e presenze umane nei suoi lavori (Stillario, 2003 – Presences Humaines, 2005). In relazione alla specificità di ogni singolo progetto, l’autore si avvale dei linguaggi più disparati (foto, video, site-specific, installazioni, suono, testi, pittura e così via) dando priorità all’aspetto concettuale che sempre precede la realizzazione di ogni opera ed anzi ne determina la forma. Nelle sue produzioni è sempre più presente l’idea – come egli stesso sostiene – che nel mondo esistano ancora e soprattutto cose da svelare, per cui non è necessario introdurre altri elementi (ovvero opere oggettive) ma insistere e approfondire sulle cose esistenti. Questo porta l’autore ad avere un approccio di volta in volta più “discreto” nelle sue opere, preferendo mettere in luce le qualità che ogni cosa custodisce in sé (Falena, 2007 – Opposites of the Sun, 2008 – Aidos, 2008). Il mondo sensibile è visto come un enorme rebus ed ogni cosa visibile è vissuta come manifestazione ermetica di qualcosa di preesistente ed arcano che può essere svelato attraverso una rilettura inedita dei rapporti tra le differenti Nature (April Woods, 2007 – Dialogues in The Neighbourhood, 2006) nel tentativo di ricombinarle, modellando così delle chimere, espressione di archetipi personali. Nelle produzioni recenti l’aspetto contemplativo è più rimarcato e da esso emerge la volontà di cercare le verità più proprie delle cose, sforzandosi di interrogarle mettendo da parte il proprio arbitrio e soggettività, considerando queste come insignificanti manifestazioni della temporaneità umana (24 giugno, estinzione, 2009 – LIMEN, 2010, Ekam, 2011).

Christian Rainer ha lavorato con importanti musei, gallerie e fondazioni (tra cui il Centre Georges Pompidou di Parigi nel 2001, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2002, Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Trento nel 2004 e Museo Pecci di Prato nel 2006 e 2007, Traffic Gallery di Bergamo, Museo di Villa Croce di Genova, 2011) e collaborato in numerosi progetti firmati con altri artisti e musicisti tra cui Karin Andersen, il collettivo 01.org (Luther Blissett), Andy Fumagalli (Bluvertigo) e Giancarlo Onorato. Parallelamente prosegue le sue attività di promoter come nel caso del White Cube Europe ideato con Michele Mariano e il festival Meringhe Rosa con Elena Rapa. Rainer è autore di testi di narrativa, saggistica e critica d’arte. Discograficamente, dopo anni di sperimentazione, dalla musica indipendente a colonne sonore, da composizioni per solo piano ad un repertorio cantautoriale acustico, pubblica il primo album “Mein braunes Blut” (Barlamuerte, 2002). Seguito da “Ronin” (Ghost Records, 2004) con la band omonima ed i singoli “Low”, “Home Summer”, “Vegetable Man”, “Total Eclipse”, “Elsewhere” e “Face à Face”. Nel gennaio 2008 esce in vinile l’album (Christian Rainer & Kiddycar) “How this word resounds” (Fridge/Goodfellas) e sempre nel 2008 “Turn Love to Hate” (Ghost Records/Audioglobe) per cui Rainer firma tutti i testi, musiche e arrangiamenti. L’album è stato pubblicato insieme al DVD “Turn Love to Video” per il quale l’autore ha invitato numerosi artisti internazionali a realizzare un video per ogni brano del disco.  Tre dei video sono diretti da Christian Rainer stesso.

 http://www.christianrainer.com/