Solitario
Domingo Milella
30 Settembre - 30 Novembre 2016

“Sono alcuni anni che ho scelto la fotografia come linguaggio prediletto. Quest’opera unica racchiude le principali destinazioni di 15 anni di ricerca, esposte secondo il loro ordine d’archivio, scelte per la loro natura di funzione, scoperta e senso cronologico. Esse sono lo scheletro stesso di un archivio che conta circa 1.000 fotografie. Tutto il lavoro è stampato a contatto da negativi 20x25cm. Quest’opera in divenire è figlia del viaggio e di una pratica indefessa di costante dedizione a un solo gesto artistico. Ognuno dei negativi stampati 1:1 è stato con me di fronte a questi segni, lingue, paesaggi, città, alberi, vestigia, caverne, foreste, montagne, cimiteri, strade. Mentre io percorrevo questo lungo viaggio, in pochi anni la natura delle immagini attorno a me ha accelerato in velocità, quantità e funzione. Quando avevo iniziato a toccare le fotografie e ad annusarle, esisteva ancora una certa dimensione della memoria e dell’attesa. Cosa sta succedendo al tempo oggi? Alle immagini? A noi stessi?! La fotografia sembrerebbe esser nata come trappola della memoria, del tempo. Tuttavia la comunicazione della nostra civilizzazione, oggi più che mai, è radicata nelle nuove immagini e nella loro velocità. Le fotografie oggi, più della parola scritta, sono le indiscutibili protagoniste del presente. Le immagini sono pronte al futuro, ma siamo noi preparati alle nuove immagini? Questo presente mi appare in forma d’illusione e illustrazione senza tempo, narcisista rappresentazione di un sé instabile. INDEXING 2001/2016 coagula la cifra e l’impronta, l’alfabeto e l’ombra di tutta la mia ricerca, di molti miei sogni, di molte mie domande, non al passato remoto ma all’estremo presente. E’ un labirinto, ma anche un’abecedario della ricerca del mio linguaggio stesso. Qui il mondo ha tracciato il sentiero, il territorio ha disegnato la mappa, il viaggio ha coniato il mio immaginario. L’abitare, il pensare, il distruggere, lo scrivere, il leggere, il cancellare, il non poter decodificare. Ho cercato disperatamente immagini autoritarie, sintetiche e significative sul tempo, evocando domande sulla storia e sull’uomo, dalla periferia al centro, dal mondo contemporaneo al mondo arcaico. Le vestigia che ho trovato sono di un presente perduto, ma organico, nei sensi e nella materia, e non nelle idee e nell’intelletto. Quest’opera per me è domanda e risposta insieme, dove tutto nasce dalle viscere, cammino di tentativi, mosaico di tasselli sparsi. Ho sempre creduto che la fotografia potesse esser questo; Viaggiare nel Tempo.” Domingo Milella.